Cosa è l’amianto

Il termine “amianto” e sinonimo di “asbesto”. Tutti e due derivano dal greco e significano rispettivamente “immacolato” e “inestinguibile”. La definizione merceologica è: “minerale che opportunamente preparato fornisce fibre utilizzate per essere filate, resistenti al calore, con sufficiente flessibilità, con elevata resistenza dielettrica ed elevata resistenza chimica” (Villavecchia – Eingelnenn “Dizionario di Merceologia” – 1972).

Con questi due termini vengono nominati 6 varietà di dei numerosi silicati fibbriosi esistenti in natura, suddivise in due grandi gruppi:

  • amianto di serpentino
    • il crisotilo (amianto bianco)
  • amianto di anfibolo
    • la crocidolite (amianto blu)
    • l’amosite (amianto bruno)
    • l’antofillite
    • la tremolite
    • l’actinolite.

Tra le varietà più comuni sono il crisotilo, la crocidolite e l’amosite.

L’amianto può essere ritrovato in molte parti del mondo, in particolare in Canada, in Russia ed in Sud Africa. In Europa, le uniche miniere di amianto si trovano in Grecia e Italia.

In seguito all’estrazione, una volta separato dalla roccia madre, risulta un materiale che ha come caratteristica la struttura fibrosa. Le fibre di crisotilo hanno una lunghezza variabile, fino a 5 cm, mentre quelle di crocidolite possono raggiungere anche 8 cm. Peraltro le fibre di amianto hanno diametri estremamente sottili (per esempio, una fibra di crisotilo ha un diametro che varia da 0,75 a 1,5 micron, mentre il diametro della fibra di cotone è di 10 micron, della fibra di lana di 20-28 micron e del cappello umano di 40 micron). In fine, le fibre tendono facilmente a separarsi nel senso della loro lunghezza, dando luogo a fibre ancora più sottili. Questa peculiarità è tipica dell’amianto.

Dal punto di vista della friabilità, esiste :

–     amianto friabile – può essere facilmente sbriciolato o ridotto in polvere, mediante la semplice pressione delle ditta; i materiali friabili possono liberare fibre spontaneamente per la scarsa coesione interna, soprattutto se sottoposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua, agenti atmosferici;

–     amianto compatto – può essere sbriciolato o ridotto in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici, in quanto le fibre sono tenacemente conglobate in una matrice stabile e solida (cemento amianto o vinilamianto).

In altre parole, l’amianto è pericoloso quando disperde le sue fibre nell’ambiente per qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, per il vento o correnti d’aria e per il dilavamento dell’acqua piovana. Per questa ragione il cosi detto amianto friabile è più pericoloso dell’amianto compatto.

I minerali di amianto hanno un’elevata resistenza al fuoco e al calore, all’azione di agenti chimici e biologici, all’abrasione e all’usura. Le fibre di amianto possono essere filate e tessute, hanno proprietà fonoassorbenti è sono un buon isolante elettrico. Inoltre, hanno una spiccata affinità per la gomma e per il cemento. Queste straordinarie caratteristiche tecniche, unite ad un costo relativamente basso ne hanno favorito nell’arco di poco più di un secolo la diffusione e l’impiego in molteplici applicazioni estremamente diversificate.

Lo sviluppo della produzione industriale di amianto risale alla fine del 1800, quando l’introduzione del vapore determina l’esigenza di un materiale con migliore resistenza al calore e alla pressione.

            In realtà, la conoscenza delle particolari caratteristiche e l’utilizzo di questo minerale risalgono a tempi antichissimi. Ad esempio, già gli Egizi lo utilizzavano nei tessuti per l’imbalsamazione delle mummie. I Vichingi, i Persiani, i Greci e i Romani avvolgevano i cadaveri da cremare in tessuti di amianto allo scopo di ottenere ceneri più bianche.

Per anni, questo materiale estremamente versatile e a basso costo, ha avuto svariate applicazioni industriali, edilizie e in prodotti di consumo.